Combattere la dipendenza alimentare

Quante volte siamo attratti da quelle immagini che stimolano l’appetibilità durante uno spot pubblicitario in TV o da quelle immagini di ricette per dolci pubblicate su facebook?
Lo studio condotto da David Kessler proveniente dal mondo delle neuroscienze e della nutrizione, ha analizzato e descritto un nuovo disturbo del comportamento alimentare da lui denominato iperfagia condizionata”. Si tratta di un “impulso” a mangiare che intrappola il soggetto in processi nei quali motivazioni e abitudini alimentari si sovrappongono, pilotati da un alterazione di dopamina e oppioidi rilasciati in alcune aree ipotalamiche del nostro cervello. Tali circuiti neuronali non vengono più attivati da
stimoli interni al corpo, bensì esterni, presenti nell’ambiente di vita, che inducono a mangiare sempre e tanto, soprattutto cibi iperappetibili, indipendentemente dal reale bisogno organico.
Alla base dell’ iperfagia condizionata secondo Kessler ci sono quattro elementi che ne diventano fattori determinanti:

  1. L’estrema disponibilità di cibo negli ambienti di vita, condizione che ne aumenta l’assunzione.
  2. La capacità del cibo di diventare fonte di attrazione avendolo nel proprio campo percettivo, trovandosi irresistibilmente attratto
  3.  L’iperappetibilità degli alimenti costruita ad hoc e artificialmente dall’industria alimentare
  4. La stabile modificazione della struttura neurale che genera alterazioni della struttura del nostro cervello: si assume più cibo a causa di un fenomeno regolato da neuromediatori che generano un processo abbastanza simile a quello delle tossicodipendenze classiche

E’ importante considerare che più appetibile e gratificante è il cibo che abbiamo di fronte e più potente è l’effetto di intrappolamento della nostra attenzione.
Infatti le aziende alimentari ne sono ben consapevoli, è possibile potenziare questo effetto anche agendo attraverso la multisensorialità degli stimoli associati al cibo, consistenza -sapidità –profumo-colore e forma, più l’alimento stimola il rilascio di dopamina diventando un potente portatore di una promessa di gratificazione. La funzione del cibo rispondente al principio della gratificazione ha fatto si che diventasse una delle principali fonti di piacere per l’uomo, ha indotto gli esseri viventi a considerare il cibo un vero e proprio sostituto di altre esperienze ad alta valenza emotiva.

Come riequilibrare tutto ciò?
Come educatori dobbiamo pensare ad una nuova educazione alimentare delle future generazioni. Bisogna reinsegnare ai bambini a mangiare quando ne hanno realmente bisogno e rendere loro disponibile che rinunci a essere iperappetibile, priviligiandone invece il valore nutrizionale. Il circuito stimolo-desiderio-gratificazione- abitudine, deve essere trasformato in una più equilibrata offerta di alimenti che soddisfino il principio dell’omeostasi (quando l’organismo è abituato a orari dei pasti, un calo di zuccheri quando il sogetto è prossimo al pasto, stimola l’appetito) e che non abituino i più piccoli a trovare nel cibo una fonte di gratificazione primaria per la propria vita.
Al tempo stesso, è necessario rieducare molti adulti afflitti da iperfagia condizionata e con oggettivi problemi di salute a riapprendere uno stile alimentare, orientato a un migliore benessere e motivato dalla propria forza di volontà.)