Come arredare al meglio una stanzetta per bambini

Quando si parla di arredare una stanzetta per bambini sono tantissime le idee che letteralmente ci frullano per la testa e che rendono tale scelta non sempre semplicissima. In effetti, l’obiettivo di ogni buon genitore è quello di rendere l’ambiente dove i propri figli dormono e giocano il quanto più accogliente e confortevole possibile e, proprio per questo, si cerca di comprendere quali siano gli elementi di arredamento più indicati per tale scopo.
Vediamo insieme qualche simpatica idea da poter attuare immediatamente.

Tappeti? Perché no

Una stanzetta per bambini semplice può presentare diversi elementi che mirano a migliorarne l’aspetto e che possono rendere l’intero ambiente decisamente più gradevole per i più piccoli. Tra questi i tappeti hanno assistito, soprattutto nell’ultimo periodo, ad un incremento davvero significativo che dimostra quanto essi siano apprezzati in maniera omogenea un po’ da tutti. In effetti in commercio esistono realmente tantissimi modelli di tappeti i quali presentano fantasie, motivi, forme e dimensioni totalmente differenti che gli permettono di adattarsi a qualsiasi ambiente.
Un simpatico tappeto raffigurante magari personaggi dei cartoni animati potrebbe essere la soluzione ideale per il vostro bambino. O ancora esistono tappeti “interattivi” con mini piste o percorsi con i quali poter giocare.

La scelta del letto

Tra gli elementi di arredamento per rendere una stanzetta per bambini accogliente e confortevole il letto rappresenta senza dubbio uno dei più importanti. In commercio infatti ne esistono davvero di tutti i tipi e modelli, in modo da accontentare anche il bambino più esigente.
Un consiglio, se si ha più di un figlio, può essere quello di optare per un pratico letto a castello http://lettiacastello.net/, grazie al quale ottimizzare decisamente gli spazi. In alternativa esistono anche altre tipologie di letti raffiguranti magari un’automobile o un’astronave per dare un tocco di fantasia in più all’intero ambiente.

Torta Budino

Una squisita crostata al cioccolato con un bel guscio di pasta frolla ed un morbido ripieno di budino al cioccolato.. Di cosa stiamo parlando? Ma dell’ottima torta budino ovviamente!! In cucina dunque!!

Torta Budino

Ingredienti

– Per la Frolla al cioccolato:

  • Farina: 260 gr
  • Cacao amaro in polvere: 40 gr
  • Uova: 1
  • Burro ( tagliato a dadini ): 150 gr
  • Zucchero a velo: 70 gr
  • Sale: 1 pizzico

– Per la crema-budino al cioccolato:

  • Latte: 200 ml
  • Zucchero di canna: 50 gr
  • Farina: 40 gr
  • Panna fresca: 200 ml
  • Cioccolato fondente: 100 gr

Difficoltà

Tempo di preparazione

1 ora

Tempo di cottura

30 minuti

Preparazione

Mettete tutti gli ingredienti nel robot da cucina ( io utilizzo quello classico con le lame d’acciaio ) e frullate fino a che non si sarà formata una palla.

Se il vostro robot da cucina non è molto capiente, potrebbe non formarsi la palla, ma arriverete comunque ad un punto in cui tutti gli elementi si saranno compattati. Estraete quindi la vostra frolla dal mixer e, se necessario, compattate la palla con le mani.

Ricoprite ora la vostra palla di frolla con della pellicola trasparente da cucina e lasciate riposare in frigorifero per 45 minuti.

  • Prepariamo la crema-budino al cioccolato:

Prepariamo la crema al latte: in un pentolino unite zucchero con farina setacciata, aggiungete a filo il latte mescolando bene per stemperare il composto di zucchero e farina senza che si formino grumi.

Ponete ora il composto sul fornello a fiamma bassa e portatelo ad ebollizione sempre mescolando. Lasciate bollire per un minuto fino a che la crema non si sarà addensata.

Mettete la crema al latte da parte mescolandola di tanto in tanto per evitare che si formi la pellicola trasparente in superficie.

Nel frattempo preparate la ganache al cioccolato: tritate il cioccolato al coltello ( potete utilizzare le gocce di cioccolato che non necessitano di essere ulteriormente spezzettate ma che costano un pochino di più ) e scaldate la panna in un pentolino a fiamma bassa; quando la panna avrà raggiunto il primo bollore, unite il cioccolato fondente tritato e lasciate cuocere fino il cioccolato non sarà completamente sciolto nella panna. Ricordate di mescolare sempre.

Mettete da parte la ganache così ottenuta.

  • Assembliamo la torta budino:

Trascorsi i 45 minuti estraete al frolla dal frigo. Prendetene i due terzi e tiratela in una sfoglia dello spessore di circa 3-4 mm ( se la frolla vi sembra troppo delicata  e dalla “rottura” facile fate questa operazione su un foglio di carta da forno che poi utilizzerete per trasferirla nella tortiera ).

Trasferite la pasta frolla in una tortiera per crostate imburrata ed infarinata.

Unite la crema al latte alla ganache al cioccolato mescolando bene per amalgamare le due preparazioni, versate la crema-budino così ottenuta all”interno della tortiera ricoperta con la frolla al cioccolato.

Con la pasta frolla che avevate tenuto da parte formate delle striscioline larghe circa 1 cm e disponetele sulla torta a formare la griglia tipica delle crostate.

Cuocete la torta budino in forno statico preriscaldato a 175 gradi per 30- 35 minuti.

Una volta cotta estraete la crostata dal forno e fatela raffreddare completamente, riponetela quindi nel frigorifero e asciatela riposare per 3-4 ore o fino a che il budino al suo interno non si sarà completamente rassodato.

  • I consigli

Vi consiglio di non sformare la torta: io l’ho cotta in una bella tortiera di ceramica e l’ho servita agli ospiti direttamente al suo interno tagliando al momento le varie fette. Essendo la torta molto cremosa, il toglierla dalla tortiera potrebbe comportare una rottura della stessa; un’altra soluzione potrebbe essere quella di rivestire la tortiera con della carta da forno in modo tale che al momento di sformarla ( fatelo sempre e comunque a torta fredda ) vi basterà sollevare il foglio di carta.

Molto bene la vostra Torta Budino è pronta, non mi resta che augurarvi BUON APPETITO!!!

I Simboli dei Sogni

Assumere i sogni tal quali per poterli interpretare, questo è il loro scopo.

I sogni costituiscono la realtà effettuale dalla quale bisogna partire.

Capire le immagini oniriche tal quali senza applicarvi alcuna regola precostituita.

Per interpretare il sogno si deve utilizzare il materiale presente che è chiaramente visibile e disponibile.

“I ragionamenti dei sogni proseguono a spirale”(C.G. Jung), innalzandosi come un uccello che vola intorno ad un albero. Prima si trova a volare vicino al terreno, vede confusamente le foglie e i rami, poi a poco a poco vola sempre più in alto intorno all’albero. Gli aspetti ricorrenti dell’albero formano un insieme e si pongono in relazione con gli oggetti vicini intorno all’albero.

Nell’interpretazione dei sogni due sono i punti principali:

il sogno deve essere considerato come un fatto interno al quale non è lecito elaborare alcuna tesi preconcetta tranne quella che essa rivela qualche verità;

il sogno costituisce essenzialmente un modo di espressione dell’inconscio. Colui che sogna si trova sommerso da immagini che sembrano contraddittorie e ridicole, il senso normale del tempo viene a meno, e le cose comuni possono assumere un aspetto affascinante o minaccioso.

I sogni non hanno senso nei termini della nostra esperienza cosciente di tutti i giorni, e normalmente si è indotti a non prenderli in considerazione e a confessare che ci mettono in imbarazzo.

Il sogno compensa le deficienze della personalità. Ciò che non riusciamo a vedere consciamente viene percepito dall’inconscio che ci può trasmettere l’informazione attraverso il sogno.

La funzione del sogno è quella di restaurare il normale status psicologico attraverso il materiale onirico che ristabilisce il totale equilibrio psichico. Es. la persone che hanno idee non realistiche o una opinione troppo alta di se sognano di volare o di cadere.

Non possiamo essere ingenui nell’interpretare i sogni. Essi hanno un’origine in uno spirito che non è affatto umano, e che costituisce piuttosto un respiro della natura, uno spirito di una divinità altrettanto bella e generosa e quanto crudele. Se vogliamo caratterizzare lo spirito occorre studiarlo nella sfera delle antiche mitologie o nelle leggende primordiali della foresta.

Il linguaggio dei sogni attraverso il loro simbolismo possiede tanta energia da costringerci a prestargli attenzione.

(Es. l’uomo primitivo era governato dagli istinti. Nel corso della civilizzazione abbiamo scisso sempre più la nostra coscienza dagli stati più profondi istintivi della psiche umana. Scissione che non ha portato però alla perdita degli strati istintivi di fondo. Questi continuano a fare parte dell’inconscio e che trovano espressione sotto forme di immagini oniriche).

Nessun simbolo onirico può essere separato dall’individuo che lo sogna e non esiste alcun criterio definitivo, diretto di interpretazione dei sogni individuali.

Le persone si differenziano le une dalle altre nel modo in cui l’inconscio completa o compensa il conscio di ciascuno, perciò è impossibile stabilire fino a che punto i sogni e i loro simboli possano venire sempre rigorosamente classificati.

(Es.: il sogno ricorrente, cadere, volare è una sorta di tentativo di compensazione di qualche difetto particolare dell’atteggiamento dell’individuo nei riguardi della vita, o può talvolta anticipare un importante evento futuro.

Es.: la casa simboleggia la personalità, l’area conscia con i suoi interessi. L’ala sconosciuta della casa può rappresentare l’ anticipazione di un nuovo campo di interesse e di ricerca di cui la mente conscia può essere consapevole.

I sogni, i simboli, ci danno informazioni che ben poco hanno a che fare con le occupazioni quotidiane personali, quanto invece, il messaggio interpretativo che ci riguarda, è il significato della “vita” che si deve comprendere.

Asilo nel bosco: gli insegnamenti della natura

L’asilo nel bosco è la possibilità di allargare i proprio orizzonti e farli coincidere con il profilo di alberi e cespugli; l’asilo nel bosco è una realtà educativa fuori dagli schemi standard in cui l’apprendimento avviene tra le pareti di un edificio artificiale. E’ un’idea innovativa, nata degli anni ’50 in Danimarca e che pian piano si sta diffondendo negli altri paesi europei tra cui l’Italia.

Per quanto confortevole, una classica scuola è lontana dalla realtà più primitiva, fatta di profumi, forme, consistenze differenti: in un bosco c’è tutto quello di cui un bambino ha bisogno per la propria crescita e formazione, in maniera equilibrata e sana.

In Italia, precisamente nella località di Ostia Antica, vicino Roma, il progetto dell’Asilo nel bosco ha preso vita in modo concreto grazie all’azione sinergica di due realtà, quella dell’Emilio e quella dell’Associazione Manes.

Quali sono le principali caratteristiche dell’apprendimento in un asilo nel bosco?

  • I bambini sono stimolati a raggiungere la propria autonomia grazie ad un contesto di libertà e sperimentazione.
  • I bambini si muovono nello spazio spinti dalla propria curiosità e dal proprio senso di esplorazione, sperimentando e apprendendo attraverso esperienze che nascono dal corpo.
  • Gli educatori affiancano i bambini ma non intervengono nel loro processo di scoperta. Inoltre ogni educatore si occupa al massimo di 10 bambini.
  • Le giornate sono sempre diverse perché la natura è mutevole e così si imparano e si osservano i cambiamenti, rispettandoli.
  • I bambini si orientano in base alla propria curiosità e non secondo regole prestabilite solo con il fine di essere riconosciti come buoni o bravi dagli adulti.
  • Nell’asilo nel bosco si esplora il mondo delle emozioni, dalla gioia alla rabbia, si impara a riconoscere e a gestirle.
  • Ci sono materie legate all’arte, alla creatività e alla fantasia i modo tale che i piccoli studenti possano fare ciò che sentono, in base al proprio gusto e in base a ciò verso cui sono portati.

I bambini sono felici di andare a scuola, sono più sani e più forti e imparano a stare al mondo, a vivere la propria vita in modo completo, non solo nella prospettiva della realizzazione professionale e lavorativa, ma come veri esseri umani.

Opinioni sulla stagione 04, episodio 05 di Chicago Fire

“It’s a wedding, not a slumber party.”

Dopo le lacrime dello scorso episodio, qualcosa del genere ci voleva. Non è esattamente la calma dopo la tempesta, ma ci accontentiamo, perché il cuore non può reggere troppo (ogni riferimento a How to get away with murdernon è puramente casuale.)

I guai continuano per la nostra caserma 51 e per Boden, il quale, sebbene sia stato discolpato dalle accuse precedenti, non ha finito di essere controllato dal Capo, che non è esattamente personaggio dell’anno. Come Chicago Fire e i suoi spin-off ci hanno abituato, i “cattivi” sono abbastanza stereotipati, così come si vede in Patterson. Insomma, chi non aveva capito quanto fosse losco e poco sincero? Io ci spero ancora in un cambio di rotta, ma dopo questa puntata ne dubito, anche se è andato contro quello che gli era stato detto. Vedremo, ma resto sempre #TeamSeveride, che con la sua promessa a Matt, è determinato a riprendersi ciò che gli spetta.

Non ho molto apprezzato la velocità con la quale Dawson è tornata, mi sarebbe piaciuto vederla almeno per una puntata con il suo dolore, ma forse è meglio così. Sono sicura che se ne riparlerà e sono super-fiera di lei per aver tenuto testa a tutti coloro che dubitano di lei, della sua professionalità e indagano sulla sua vita privata. Per i Dawsey, siamo al punto di partenza, ma non prevedo nulla di negativo, anzi, prima o poi, il matrimonio in caserma sarà il loro. Entro la fine della stagione accade, tenete a mente le mie parole.

Il matrimonio era molto carino, Sylvie ci mette tutta se stessa, da romanticona qual è; è stato bello da vedere, l’idea dei fiori mi ha fatto sorridere. Nonostante ciò, il suo personaggio non mi trasmette nulla. Possiamo focalizzarci sugli altri?

La sua partner in crime, invece, non si fa molti problemi e si fionda su Borelli (chiamala scema), cosa che era evidente dallo scorso episodio, oltre che quasi confermato dagli spoiler. Il caso che ha visto protagonisti due adulti in posizioni compromettenti mi ha ricordato immediatamente quando Gabby e Leslie si erano imbattute in quello strano trio nudo. SHAY, TORNA!

In generale, l’episodio mi è piaciuto, questa stagione è nettamente realizzata in modo migliore rispetto alla scorsa.

Voto: 8+

Combattere la dipendenza alimentare

Quante volte siamo attratti da quelle immagini che stimolano l’appetibilità durante uno spot pubblicitario in TV o da quelle immagini di ricette per dolci pubblicate su facebook?
Lo studio condotto da David Kessler proveniente dal mondo delle neuroscienze e della nutrizione, ha analizzato e descritto un nuovo disturbo del comportamento alimentare da lui denominato iperfagia condizionata”. Si tratta di un “impulso” a mangiare che intrappola il soggetto in processi nei quali motivazioni e abitudini alimentari si sovrappongono, pilotati da un alterazione di dopamina e oppioidi rilasciati in alcune aree ipotalamiche del nostro cervello. Tali circuiti neuronali non vengono più attivati da
stimoli interni al corpo, bensì esterni, presenti nell’ambiente di vita, che inducono a mangiare sempre e tanto, soprattutto cibi iperappetibili, indipendentemente dal reale bisogno organico.
Alla base dell’ iperfagia condizionata secondo Kessler ci sono quattro elementi che ne diventano fattori determinanti:

  1. L’estrema disponibilità di cibo negli ambienti di vita, condizione che ne aumenta l’assunzione.
  2. La capacità del cibo di diventare fonte di attrazione avendolo nel proprio campo percettivo, trovandosi irresistibilmente attratto
  3.  L’iperappetibilità degli alimenti costruita ad hoc e artificialmente dall’industria alimentare
  4. La stabile modificazione della struttura neurale che genera alterazioni della struttura del nostro cervello: si assume più cibo a causa di un fenomeno regolato da neuromediatori che generano un processo abbastanza simile a quello delle tossicodipendenze classiche

E’ importante considerare che più appetibile e gratificante è il cibo che abbiamo di fronte e più potente è l’effetto di intrappolamento della nostra attenzione.
Infatti le aziende alimentari ne sono ben consapevoli, è possibile potenziare questo effetto anche agendo attraverso la multisensorialità degli stimoli associati al cibo, consistenza -sapidità –profumo-colore e forma, più l’alimento stimola il rilascio di dopamina diventando un potente portatore di una promessa di gratificazione. La funzione del cibo rispondente al principio della gratificazione ha fatto si che diventasse una delle principali fonti di piacere per l’uomo, ha indotto gli esseri viventi a considerare il cibo un vero e proprio sostituto di altre esperienze ad alta valenza emotiva.

Come riequilibrare tutto ciò?
Come educatori dobbiamo pensare ad una nuova educazione alimentare delle future generazioni. Bisogna reinsegnare ai bambini a mangiare quando ne hanno realmente bisogno e rendere loro disponibile che rinunci a essere iperappetibile, priviligiandone invece il valore nutrizionale. Il circuito stimolo-desiderio-gratificazione- abitudine, deve essere trasformato in una più equilibrata offerta di alimenti che soddisfino il principio dell’omeostasi (quando l’organismo è abituato a orari dei pasti, un calo di zuccheri quando il sogetto è prossimo al pasto, stimola l’appetito) e che non abituino i più piccoli a trovare nel cibo una fonte di gratificazione primaria per la propria vita.
Al tempo stesso, è necessario rieducare molti adulti afflitti da iperfagia condizionata e con oggettivi problemi di salute a riapprendere uno stile alimentare, orientato a un migliore benessere e motivato dalla propria forza di volontà.)